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I colori della
FABBRICA
“Fra glicini e ciminiere” ottanta opere
di Cecilia Ravera Oneto all’Accademia
«MENTRE arrampicata su uno di quelli che io chiamo ponti e che “loro” chiamano con nomi tecnici astrusi, col cavalletto legato alla ringhiera per resistere al vento, guardo dai novanta metri d’altezza del gasometro i miei soggetti, converso con me stessa. Disegno rabbiosamente strutture, pinnacoli, tubi che rompono il cielo; dipingo, mentre ne respiro l’aspro e velenoso aroma, gas e fumi dai colori più strambi e penso e polemizzo».Se fosse ancora in vita, Cecilia Ravera Oneto pittrice originalissima, scrittrice di diari universali,non vedrebbe davanti a sé una Cornigliano degli anni Sessanta grigia e rumorosa nell’era industriale. Non ne potrebbe coglierebbe, come era proprio della sua ispirazione, le voci dei lavoratori in una pittura che era anche riflessione. Perché ritraeva i tumulti delle anime oltre che il fascino delle strutture geometriche. Lo si presume gustando la mostra “Fra glicini e ciminiere” che l’Accademia Ligustica di Belle Arti, piazza De Ferrari, ha inaugurato ieri per ricordare l’artista ligure (Camogli 1918 Genova 2002) antesignana di una nuova corrente.Quarant’anni fa l’artista ritrasse, al pari di un giovane pittore di oggi, la periferia urbana. Le fabbriche, le raffinerie o certe anse del porto, in un irrompere del progresso che s’insinua nella natura o nella città. La differenza? Oggi, quei panorami
sono archeologia industriale, suggestioni di un passato prossimo. Per lei, invece, l’artista che dipingeva sempre all’aperto, certe lande di cemento erano contemporanee e vissute. Lo fa notare Franco Ragazzi, il curatore della mostra e della biografia di Cecilia Oneto Ravera cui è intitolato anche il premio per giovani artisti concluso ieri. Sulla tela, Cecilia riportava con foga un mondo che la avvinceva. Eccola,tra i containerdiGenova: «Passavo lunghe giornate seduta sulle banchine...Di fronte a quelle enormi
architetture dai bei nomi, “paceco” o “cavaliere”da cui partivan oforme ferrigne, mostruose mani che sollevano container come scatole da gioco». Il gioco da dipingere è quello delle forme della fabbrica.Ed è, sotto sotto, anche la storia della famiglia che,come fa notare la presidente dell’Associazione Amici della Ligustica, Colette Bozzo Dufour, annoverava come padre un cambusiere di transatlantici e come marito un medico. Sia Ragazzi che Dufour conobbero di persona l’artista e ne apprezzarono
il coraggio sia davanti alla tela che ai colori.Perché negli ann iCinquanta,in un clima sospeso tra astrattismo e realismo, la pittrice non temeva di cambiare il punto di vista e l’esplosione dell’espressività: il mutare, nei suoi quadri,dal paesaggio naturale a quello totalmente costruito. «E’ una donna. Quasi quasi mi dispiace », ammette il pittore Renato
Cenni quando nel 1969 si trova a commentare una tela esposta, “Tensione”, ricca di colore e forza espressiva. Testimone dei suoi tempi, l’uomo Cenni allude chiaramente,al binomio dominante “donna pittrice uguale temi naturali o famigliari”. Cecilia Ravera Oneto, invece, non si ferma.Ese deve riprodurre la figura di sua madre la accosta ad un alambicco. Una delle sue opere più importanti, “Ars medica”,
grande pannello esposto alla galleria Rotta nel 1965, verrà acquistato dall’Università per campeggiare nell’atrio di Clinica Medica. Dall’ambiente dell’ospedale a quello industriale, la mostra antologica corredatada un video trasmesso a ciclo continuo, permette di conoscere la storia di un’artista e di una donna. Spinta dalla madre allo studio dimusica e pittura, Cecilia studiò al liceo artistico Barabino di Genova eall’Accademia Albertina di T ll’Accademia si apre e si chiude con due autoritratti.Nel primo, Cecilia mostra un atteggiamento placido quasi da brava ragazza ma lo sguardo è deciso e carico di aspettative per la vita che verrà. Nell’ultima raffigurazione di se stessa,Cecilia è un volto trasfigurato nel vento e dalle tempeste dell’esistenza. La mostra propone circa ottanta dipinti, dalle opere degli esordi a quelle che la pittrice volle gelosamente conservare per se stessa.
ANNALISA RIMASSA
rimassa@ilsecoloxix.it
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•• RICONOSCIMENTO ex aequo di 2mila euro ai vincitori del Premio Cecilia Ravera Oneto, saliti ieri pomeriggio sul podio dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. A vincere la terza edizione del bando riservat ai giovani allievi, sono stati Nuvola Ravera, diplomanda, con il suo “Passage” e Valentino D’Antonio, primo anno di corso, con il dipinto “Modella in posa”. Le opere di cui l’esperta Colette Bozzo Dufour e il curatore
Giuliano Sommariva fa notare l’originalità e maturità, segnano sia l’inuagurazione della mostra che il premio istituito per volere dei figli dell’artista defunta,Marina e Giuliano. L’ antologica, “Cecilia Ravera
Oneto una pittrice tra glicini e ciminiere” è promossa dall’Associazione Amici dell’Accademia Ligustica è presieduta da Bozzo Dufour e Ornella Canico e nasce con la collaborazione
del Lions club Santa Caterina . L’esposizione su Ravera Oneto, possibile grazie a una cordata
di enti pubblici e privati, resterà aperta fino al 15 giugno dal martedì al sabato dalle
14.30 alle 18.30. L’ingresso è libero e se verranno trovati volontari, la mostra si potrà visitare
anche sabato prossimo durante la Notte dei Musei.
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la biografia dal libro CECILIA RAVERA ONETO tra glicini e ciminiere
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